
Non vorrei demoralizzare nessuno, ma stiamo parlando del dolore più subdolo a cui un podista può andare incontro.
Ma conoscere il pericolo aiuta a prevenirlo, e cosa meglio allora dei consigli di Michele, fratello e fisioterapista?
Per definizione si tratta di un processo infiammatorio della fascia plantare.
La fascia (o aponevrosi) plantare anatomicamente origina dalla parte plantare del calcagno e si inserisce allargandosi a ventaglio sulle teste dei metatarsi (le ossa su cui si articolano le dita).
Si tratta di una patologia abbastanza frequente nel podista, patologia da inserire tra quelle da sovraccarico, che normalmente compare in modo subdolo e graduale ma che può instaurarsi anche bruscamente (ad esempio dopo una maratona). La sintomatologia inizia normalmente senza compromettere la tabella di allenamento dell’atleta, ma progressivamente si va incontro ad una inevitabile riduzione dei km corsi e della velocità per riuscire a contenere il fastidio. Da notare che in questa fase il corridore cambia tipo di appoggio al suolo, diventando un supinatore. Si instaura così una postura antalgica scorretta che a sua volta può portare a tendiniti dei muscoli dell’alluce (m. abduttore dell’alluce) che sono dolorose quanto la fascite.
La sintomatologia dolorosa si presenta in maniera molto caratteristica:
· nella fase iniziale la troviamo dopo la corsa e molto più spesso al mattino appena scesi dal letto,
· nella fase acuta il dolore è vivo nei primi km corsi per diventare poi forte fino a non riuscire più a correre.
Alla palpazione troviamo un punto di massima dolorabilità subito davanti al calcagno in corrispondenza dell’inserzione della fascia ma spesso si irradia su tutto il suo decorso.
Come detto si tratta di una patologia da sovraccarico, dove tra le cause più frequenti troviamo la scelta di una scarpa sbagliata o troppo usurata, o più semplicemente un cambio di calzature. Anche gli errori di allenamento possono portare alla fascite, errori intesi come bruschi cambi sia di quantità sia di qualità delle singole sedute.
Dal punto di vista riabilitativo personalmente propongo nell’ordine le seguenti strategie:
Ø eliminazione delle cause scatenanti: controllo delle scarpe e della tabella di allenamento
Ø riposo relativo: alternare la corsa con sedute di nuoto o bici
Ø crioterapia: applicare localmente il ghiaccio, va bene anche massaggiarsi la fascia con un cubetto di ghiaccio nel senso della lunghezza del piede per 2-3 minuti
Ø fisioterapia: sedute locali di laserterapia, tecarterapia e ultrasuoni, se fatte con la giusta indicazione, possono alleviare la sintomatologia, ma anche un massaggio trasverso profondo può dare ottimi risultati.
Ø Infiltrazione locale: il medico ortopedico può sicuramente proporre il trattamento migliore
Ø Intervento chirurgico: dopo 6 mesi di inutili tentativi, il chirurgo può proporre di effettuare l’intervento di release della fascia che consiste nel tagliare chirurgicamente la fascia, allentandola, per via endoscopica.
In ogni caso, la ripresa della corsa deve avvenire in maniera molto graduale, e in caso di intervento chirurgico non prima di 2 o 3 mesi dopo l’operazione.
