CARMELO BENE:CARNE SENZA CONCETTO

13 04 2010

 

Fornire una definizione di pornografia è fare un’operazione impossibile e, tanto più, inutile.

Si potrebbe pensare, però, di rivolgersi, in modo estremamente provocatorio, ad alcuni testi di Carmelo Bene.

Così Bene:

-          Nel porno si è finalmente ridotti ad oggetto.

-          Il porno è l’eccesso del desiderio.

-          O, meglio ancora, il desiderio ecceduto.

Il testo pornografico sarebbe quindi un taglio nel processo  desiderante: del de-siderare non avanzerebbe che il siderare: processo di cristallizzazione che assume il bollore ghiacciato di uno spazio astrale.

Ciò che Bene apprezza del porno è l’aspetto necrofilo, la passione per il corpo sottratto al processo simbolico.

      Carne senza concetto

La provocatoria definizione di Carmelo Bene sembra far riferimento ad un tipo di pornografia molto differente da quella sua solitamente diffusa mediante i mezzi di comunicazione.

La grande intuizione di Bene sta tutta nella sua insistenza sulla rivalutazione del farsi oggetto del corpo pornografico.

Si potrebbe pertanto affermare che le crociate antiporno, le risate di scherno, lo sdegno dell’opinione pubblica siano da imputare soprattutto alla trappola che il genere X. mette palesemente in mostra: l’apoteosi dell’uomo nel suo farsi oggetto, il sex-appeal dell’ inorganico applicato all’ambito della sessualità.

Sconce si definivano un tempo l’immagine pornografiche.

In questo caso l’etimologia può fornire un indizio interessante, poichè l’aggettivo sconcio deriva dal verbo sconciare che ha tra i suoi significati guastare, deformare, ma anche, come voce arcaica, abortire.

È sconcio ciò che si avvicina vertiginosamente alla putrefazione del linguaggio, alla cancrena del corpo sociale.

Con il furore che lo connota, Camille Paglia fornisce una definizione di pornografia inserita in una più ampia analisi sulle interconnessioni tra sesso e violenza, natura e cultura.

Per lei il sesso è inscindibile dalla violenza e dalla profanazione, esso è  potere, aggressività, deflorazione.

Le dinamiche sessuali ricalcano infatti quelle della natura, la quale crea proprio attraverso la ferocia e il disordine.

Le argomentazioni della Paglia, interessanti proprio perché eccessive e urticanti, presentano però un difetto di fondo.

Va infatti rimarcato che quel che pare sfuggirle, nei suoi appassionati e provocatori slanci, è che la natura stessa, nella visione da lei proposta, sia il risultato di un racconto.

L’immagine della natura matrigna, spietata e inclemente è, appunto, una immagine: un costrutto culturale.


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